Succede che passi tutta la giornata a pensare quanto sia importante per te la tua camera, di quanto tu ne abbia bisogno. Pensi che riesci a stare là fuori nel mondo pazzo, a fare le cose assurde che bisogna fare nel mondo pazzo, solo perché sai che poi potrai tornare nel tuo rifugio sicuro.
Poi, alla fine di questa giornata, prima di andare a dormire, succede che all’improvviso arriva una scossa di terremoto: è breve, dura solo poco secondi, ed ha un’intensità che i sismologi definiscono minore. Eppure basta perché ti si fermi il cuore per lo spavento: il boato simile a un tuono e soprattutto lo stridio sordo e cupo dei muri, come se fossero stritolati da una mano gigantesca.
Nel panico noti un’inquietante coincidenza: per tutto il giorno ti sei cullato nel pensiero di quanto fosse importante e irrinunciabile la tua oasi, e poi qualcosa ti fa notare bruscamente che essa può essere spazzata via in pochi istanti. Pensi che forse Dio ti abbia voluto mandare un messaggio: non ti attaccare troppo al tuo eremo, non dipenderne, impara ad allontanartene. Rammenti che nel Medioevo molti ritennero la peste del 1348 un ammonimento divino, se non un vero e proprio castigo per i peccati e le colpe degli uomini.
Poi, man mano che il cuore riprende il suo battito regolare e un flusso sano di ossigeno torna al cervello, cerchi di vedere le cose con più lucidità. La ragione ti dice che si tratta solo di una casualità. E poi la peste nera fu causata da batteri diffusi dalle pulci dei ratti, mica da Dio (a meno che le pulci dei ratti non siano Dio…).
Eppure la coincidenza è suggestiva, ti dispiace quasi abbandonare l’idea che Dio abbia voluto dirti qualcosa. Però non puoi fare a meno di chiederti perché, invece di disastri e catastrofi, non possa mandarti un fax, una e-mail, o anche una vecchia lettera con francobollo.
Allora succede che alzi il viso al cielo ed esclami: «Dio, la prossima volta che mi devi dire qualcosa, mandami un cazzo di sms come fanno tutti!».